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COLLI EUGANEI. Berlato propone di ridurlo dell'80%

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alt9 DICEMBRE 2016. “In merito alla proposta di riduzione del Parco dei Colli Euganei di circa l’ottanta per cento della sua superfice, proposta dal consigliere Berlato e sottoscritta dai capigruppo Finco, Rizzotto, Barison e Guadagnini, registriamo con favore la contrarietà della quasi totalità dei sindaci dei comuni interessati, contrarietà che smentisce quanto affermato dal proponente in merito all’accoglimento da parte dei territori della sua proposta. Sarà nostra cura ed impegno rappresentare questi sindaci, indipendentemente dalla loro collocazione politica anche non corrispondente alla nostra, durante i lavori d’aula che partiranno il prossimo lunedì, cercando, anche attraverso una nutrita azione emendativa, di contrastare o limitare i danni dell’indecente attacco al Parco colli” . Duro il giudizio di Andrea Zanoni (Partito Democratico), Manuel Brusco (M5S) e Cristina Guarda (AMP) che affermano: “La posizione dei sindaci conferma che il modo di arrivare alla modifica di questa legge, senza audizioni delle parti nella commissione competente ovvero la Commissione Ambiente di cui facciamo parte,  è scorretto e motivo di violazione dello statuto della Regione Veneto che prevede invece la partecipazione del pubblico, dei territori, delle categorie nel processo di formazione delle leggi del Veneto. Berlato sfrutta il problema dei cinghiali, che nel comprensorio del Parco è molto sentito, come un grimaldello per aprire la porta a interventi di enorme portata. Temiamo che questo sistema, che viene utilizzato proprio in questi giorni anche dal consigliere Stefano Valdegamberi per mettere le mani sul Parco della Lessinia, possa diventare parte di una strategia ad ampio raggio per cambiare volto alle aree protette del Veneto, parco del Sile compreso.I parchi possono e devono essere anche un'opportunità economica per i territori come avviene nel resto dell'Unione Europea attraverso il turismo ecocompatibile dove ci sono circa un milione e mezzo di addetti che lavorano grazie proprio alle aree di Rete Natura 2000.”

 

 

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